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Numero 16.

 

HYDRA CONNECTION

 

 Prologo

 

    di Carlo Monni con l’amichevole consulenza di Mickey

da un’idea di Andrea Garagiola

 

 

 

            Appartamento di Nick Fury, Midtown Manhattan, prima mattina. Mi svegliai di colpo cercando disperatamente di afferrare gli ultimi rimasugli di un sogno il cui ricordo andava svanendo. Non doveva essere nulla di piacevole ed ero certo che coinvolgesse mio figlio Mike. L’Hydra lo aveva rapito e lo teneva prigioniero, questo almeno era ciò che continuavo a ripetermi perché l’alternativa sarebbe stata insopportabile per me.

            Quando fui completamente sveglio sentii nell’aria l’inconfondibile odore di uova strapazzate.

Balzai giù dal letto e mi infilai rapidamente i pantaloni del pigiama ed un paio di ciabatte. Per precauzione presi la mia pistola. Era estremamente improbabile che un killer si fermasse a cucinare le uova prima di ammazzarmi ma il mondo era pieno di gente strana ed io ne avevo incontrata parecchia.

Come immaginavo, in cucina c’era Anna Olegovna Derevkova che indossava solamente la giacca del mio pigiama e la sola arma visibile che avesse era una padella.

-Buongiorno, Kolya.-[1] mi salutò con un largo sorriso -Avevo pensato di prepararti una colazione alla russa, ma a parte queste uova e poco altro, il tuo frigorifero è desolantemente vuoto. Ehi, quella è davvero una pistola! Allora non sei contento di vedermi?-

            Mentre Anya parafrasava una vecchia battuta inventata da Mae West tanti anni fa, mi sentii decisamente stupido. Abbassai la pistola e replicai:

-Non sono quasi mai qui e dimentico spesso di fare la spesa. E per il resto, certo che sono contento di vederti, anche se l’altra sera ti sei invitata da sola.-[2]

-Ma a te non è dispiaciuto che lo abbia fatto, non è vero?- ribattè lei con un sorrisetto ammiccante.

                Avevo conosciuto Anya 25 anni prima in Grecia, quando io ero ancora un agente della C.I.A. e lei un’agente operativa del S.V.R.,[3] il Servizio di spionaggio Estero della Federazione Russa. Anche se sosteneva di essere solo la responsabile della segreteria dell’ufficio visti del Consolato Generale Russo a New York, io ero convinto che lavorasse ancora per lo S.V.R. e magari ne fosse addirittura la rezident[4] negli Stati Uniti, dopotutto quante appartenenti al corpo diplomatico viaggiano con una Makarov PB silenziata nella borsetta?

            Dopo tutti questi anni Anya era ancora una bella donna e dimostrava almeno dieci anni di meno della sua vera età, aveva lunghi capelli rossi, occhi verdi ed era ancora dannatamente sexy, il che era una buona scusante per il mio comportamento nella notte appena passata. Non che avessi da giustificarmi con qualcuno, s’intende.

-Sono pronte.- annunciò Anya -Siediti Kolya.-

            Obbedii, che scelta avevo? Anya si sedette davanti a me.

-Quando avremo finito, dovremo parlare.- disse.

            Immaginavo anche di cosa. Anya aveva una figlia: Olga Nikolaievna, patronimico interessante, non è vero? Questa figlia aveva seguito le orme materne e dopo essersi sottoposta al duro addestramento della famigerata Stanza Rossa si era guadagnata il titolo di Vedova Bianca ed a soli 24 anni anche la reputazione di migliore eliminatrice del F.S.B.,[5] insomma, il suo lavoro era uccidere i nemici della Rodina.[6]

            Era stata temporaneamente distaccata negli Stati Uniti per una missione molto delicata al termine della quale doveva essere rimpatriata ma, a detta della madre, era misteriosamente scomparsa.

            Avevo dei buoni motivi per assecondare Anya: mi aveva rivelato che Olga era anche mia figlia ed io le credevo.

            Che ci fosse di mezzo l’Hydra oppure no, l’avrei ritrovata. Nessuno dei miei figli avrebbe sofferto se avessi potuto evitarlo.

 

            Appartamento di Jonathan “Junior” Juniper, Georgetown, Washington D.C., più tardi, la stessa mattina. Una voce di donna mi sussurrò all’orecchio:

-Svegliati Jon, è tardi.-

         Mi rigirai tra le lenzuola e borbottai:

-Uhm, no, mamma: lasciami dormire un altro po’.-

         Mi sentii scuotere mentre la stessa voce diceva:

-Ti sembro tua madre, Jonathan Juniper?-

         Mi girai di scatto spalancando gli occhi e trovai, incombente sopra di me, vestita solo della sua pelle appena abbronzata, Laura Brown.

-Uh, decisamente no.- risposi ormai completamente sveglio.

-Voglio ben sperarlo. Su, abbiamo giusto il tempo di farci una doccia veloce prima della riunione e sa il Cielo se ne abbiamo bisogno.-

         Balzò giù dal letto senza curarsi della sua nudità e del resto ormai era troppo tardi per farsi venire attacchi di pudore.

-Vuoi darti una mossa?- mi incitò.

         Mi decisi a seguirla.

 

         Georgetown, Washington D.C., poco più tardi. L’uomo conosciuto come Agente Bravo osservò Jonathan Juniper e Laura Brown lasciare il condomino dove abitava il primo a bordo delle rispettive auto volanti.

            Sapeva esattamente dove stavano andando e poteva permettersi di lasciare alla sua vittima ancora un po’ di illusoria libertà.

            Sogghignò. Spero che tu ti sia divertita stanotte, Laura, pensò, perché probabilmente non avrai molte altre occasioni: l’Hydra non dimentica e non perdona e presto tu sarai nelle mie mani.

 

            Eliveicolo dello S.H.I.EL.D. in orbita geostazionaria sopra New York. Anya era ripartita per il Consolato Generale russo a timbrare visti o qualsiasi altra cosa in cui consistesse il suo vero lavoro, quanto a me, avevo lasciato in sospeso un po’ di cose da sistemare.

            Pochi minuti dopo il mio arrivo ero in sala riunioni dove mi aspettavano i miei due Vice: Timothy Aloysius Cadwallader Dugan, detto Dum Dum, un mezzo gigante irlandese dai folti baffoni rossi e la Contessa Valentina Allegra De La Fontaine, rampolla di una nobile famiglia italofrancese. Con loro c’erano il Direttore delle Operazioni Speciali e mio vecchio amico Gabriel Jones e, sorprendentemente, Robert Gonzales, Supervisore di una delle nostre squadre speciali e l’unico a non indossare la divisa operativa dello S.H.I.E.L.D. bensì un elegante abito tre pezzi grigio.

-Robert…- lo salutai -… se tu sei qui, vuol dire che i tuoi ragazzi sono finalmente ricomparsi?-

-Sono atterrati alla base Edwards in California e sono attualmente in quarantena. L’astronave sperimentale che dovevano recuperare è sostanzialmente intatta.-[7] rispose Gonzales.

-E hanno preso il bastardo?-

-Ward è sotto custodia in attesa di essere trasportato al nostro complesso detentivo.-

            Grant Ward era stato uno dei nostri migliori agenti finché non si era rivelato come una talpa dell’Hydra ed aveva provocato la strage di un’intera squadra. In seguito aveva tradito anche l’Hydra che gli aveva dato una caccia spietata. Il fatto che fosse riuscito a sopravvivere fino ad oggi dimostrava quanto fosse in gamba, ma a quanto pareva, la sua fortuna era finita ormai.

-Altri aggiornamenti?- chiesi.

-Nulla di rilevante.- rispose Val -Dopo l’attacco al Walter Reed[8] di ieri,[9] è tutto quieto e la cosa non mi convince.-

-Temi che stiano meditando qualcosa? Ho la stessa sensazione anch’io.- intervenne Dum Dum -Mi prudono i baffi.-

            Ridacchiai e ribatte:

-Forse vuol dire solo che devi lavarli meglio, vecchio tricheco.-

            Dum Dum mi lanciò un‘occhiataccia e proseguì:

-Cosa facciamo con i Johnson?-

-I Jones casomai.- intervenne Gabe -Dobbiamo portarli in un posto dove siano al sicuro da eventuali attacchi dell'Hydra.-

-Posso occuparmene io?- chiese Val -Mi piacerebbe avere un’occasione per approfondire la conoscenza con il ritrovato nipote di Gabe… che è anche tuo figlio, giusto, Nick?-

-Val…-

            La Contessa rise e replicò:

-Tranquilli, non intendo mica mangiarlo.-

-Fai quello che ritieni più opportuno, Val.- mi arresi.

-Grazie, Nicky. Scusate, vado a preparare i dettagli.-

-Vengo con te - disse Gabe alzandosi.

            Val guadagnò l’uscita sculettando visibilmente.

-È sempre la solita.- commentò Gonzales.

            Io e Dum Dum ci guardammo negli occhi. Il punto era proprio che Val non era per niente sempre la solita e noi due sapevamo bene perché.

 

            Sede della sezione Stati Uniti dello S.H.I.E.L.D. a Washington D.C., tarda mattinata. Quando io e Laura Brown entrammo in sala riunioni fummo accolti da facce cupe e quella di G.W. Bridge era più cupa del solito.

Lasciate che vi parli di George Washington Bridge, Direttore della Sezione Stati Uniti dello S.H.I.E.L.D., un afroamericano alto e massiccio dai capelli bianchi ed il viso incorniciato da una folta barba pure bianca; un uomo con un passato burrascoso ma a cui non avrei esitato ad affidare la mia stessa vita se ce ne fosse stato bisogno.

-Stavamo aspettando proprio voi.- ci disse.

-Scusate il ritardo.- replicai -Colpa mia, naturalmente. Che ci siamo persi?-

-Gabrielle Delatour e Charles Dalton sono morti.

-Vuoi dire la brunetta del servizio segreto francese?- esclamai sorpreso -Morta? E anche quel tizio della C.I.A.? Com’è successo?-

-Whitehall stava giusto per darci i dettagli quando siete entrati.-

         Daniel Whitehall si schiarì la voce e cominciò a parlare con un purissimo accento britannico:

-L’Agente Delatour aveva scoperto che Charles Dalton era un agente dell’Hydra.-

         Ci fu un mormorio attorno al tavolo. Solo G.W. rimase impassibile. Era ovvio che sapeva già tutto.

-Ci racconti il resto, Mr. Whitehall.- lo esortò Laura -Come è coinvolto lei in questa brutta storia?-

         Whitehall dimostrava circa 45 anni, aveva i capelli brizzolati ed indossava un vestito grigio chiaramente fatto su misura. Sembrava decisamente un diplomatico di carriera, che era la sua copertura, più che il capo del Secret Intelligence Service britannico negli Stati Uniti, il che immagino sia un vantaggio nel suo lavoro.

         Riprese a parlare in tono pacato:

-Come stavo dicendo, Miss Brown, Delatour aveva scoperto che Dalton era un agente doppio ma è stata a sua volta scoperta e lui l’ha uccisa. Purtroppo per lui, Delatour aveva fatto in tempo ad avvisarmi. Sfortunatamente sono arrivato al suo appartamento troppo tardi per salvarla ma in tempo per sorprendere Dalton mentre cercava di distruggere le prove a suo carico. Disgraziatamente non mi ha dato altra scelta che ucciderlo.-[10]

-E Mademoiselle Delatour ha avvisato solo te e non anche noi?-

A parlare era stato un cinese vestito all’occidentale con un impeccabile completo blu che sfoggiava baffi alla mongola. Al suo fianco era seduta una bionda attraente che indossava l’uniforme delle Forze Aerospaziali Russe con i gradi di Tenente Colonnello.

Whitehall non si scompose e replicò:

-Immagino, Mr. Ling, che certi pregiudizi professionali abbiano avuto il loro peso. Le deve essere stato istintivo non fidarsi di lei o del Tenente Colonnello Amasova, considerata l’attuale situazione politica tra le nostre nazioni.-

         Ling Kwai, rappresentante dei servizi segreti della Repubblica Popolare Cinese nel nostro gruppetto, sbuffò mentre Anna Nikolaievna Amasova, ufficialmente Addetto Militare dell’Ambasciata russa ma in realtà agente del servizio militare di quella nazione, abbozzò un sorriso e disse:

-Capisco. Peccato che lei non sia riuscito a prendere Dalton vivo Tovarish Whitehall. Avremmo potuto avere informazioni interessanti interrogandolo.-

         Whitehall fece una smorfia e replicò:

-Come ho detto, non ho avuto scelta. In ogni caso non credo che avrebbe parlato. Gli agenti dell’Hydra sono addestrati a resistere anche alle più atroci torture… e noi non le usiamo, giusto, Compagna Anna Nikolaievna?-

         La donna si limitò a sfoderare un altro sorriso.

-Questa storia non è arrivata ai media o sbaglio?- chiesi.

-Non sbaglia, Mr. Juniper.- rispose Whitehall -Dopo la mia schermaglia con Dalton ho chiamato lo S.H.I.E.L.D. e loro hanno provveduto, come dite voi americani, a ripulire la scena.-

-I cadaveri sono stati prelevati con discrezione e portati alla sede centrale di New York per un’autopsia altrettanto discreta.- intervenne Bridge -Nel frattempo una squadra di tecnici ha ripulito l’appartamento di Gabrielle Delatour nel senso letterale del termine, cancellando ogni traccia di ciò che era accaduto dopo aver fatto tutti i necessari rilievi. Intanto un’altra squadra si impadroniva del computer personale di Dalton e perquisiva accuratamente il suo ufficio. Ovviamente abbiamo avvertito la C.I.A. e la D.G.S.E.-[11].

-Ovviamente.- commentai.

-Questo vuol dire che l’Hydra era al corrente di tutto quello che ci siamo detti in queste riunioni e di tutte le informazioni che lo S.H.I.E.L.D. ha scambiato con la C.I.A.- intervenne Laura.

-Dalton non era un clone, giusto?- chiesi.

-È stato controllato come tutti i presenti in questa stanza ed è stato escluso che lo fosse.- rispose Bridge -L’autopsia chiarirà anche gli ultimi dubbi.-

-Tranne uno.- disse ancora Laura -L’Hydra ha infiltrato altre spie tra noi?-

         Nessuno aveva una risposta.

 

         Eliveicolo dello S.H.I.EL.D. in orbita geostazionaria sopra New York. L’afroamericano che dimostrava circa trent’anni, dal cranio rasato ed una vistosa garza sull’occhio sinistro, era in piedi, appoggiato al parapetto di uno dei ponti del quartier generale operativo viaggiante della più grande agenzia di sicurezza del mondo e non badava molto al panorama mozzafiato davanti a lui, immerso com’era nei suoi pensieri.

            Fino al giorno prima era convinto di essere semplicemente Marcus Johnson, Primo Sergente dell’Esercito degli Stati Uniti appartenente al 75° Reggimento Ranger, che si era guadagnato un po’ di decorazioni in quelli che in gergo militare moderno vengono chiamati conflitti a bassa intensità, alcuni dei quali ignoti al grande pubblico. Era stato proprio durante una di queste operazioni speciali che aveva riportato la perdita dell’occhio sinistro ed altre ferite di poco conto.

            Non era il pensiero della sua menomazione che occupava la sua mente in quel momento, però, bensì la rivelazione che aveva avuto il giorno prima: il suo vero nome era Nicholas Joseph Fury Jr.; sua madre non si chiamava Nora Johnson ma Nia Jones e prima di recitare per oltre trent’anni la parte dell’insegnante in un rinomato college della Georgia, era stata un’agente della C.I.A. che aveva dovuto fingersi morta e rassegnarsi a vivere sotto copertura per il resto della vita per sfuggire alla caccia di una pericolosa organizzazione che si era infine rivelata essere l’Hydra.

            L’inganno era stato scoperto, la copertura saltata e la vita di Marcus Johnson sconvolta. Adesso sapeva di essere il figlio di Nick Fury e il nipote di Gabriel Jones. Cosa doveva fare?

-E così è qui, Sergente.-

            Marcus si voltò di scatto per trovarsi davanti una donna più o meno della sua età, alta, slanciata, con un casco di capelli neri e fluenti a parte due ciocche bianche. Aveva il portamento ed il fisico di una top model ed indossava una versione della divisa dello S.H.I.E.L.D. sgambata e con una scollatura vertiginosa che evidenziava seni generosi ed assolutamente naturali.

            Lui doveva avere un’espressione stupida sul volto perché lei scoppiò a ridere.

-Si rilassi, Sergente. Sembra che non abbia mai visto una bella donna prima.- disse poi.

-Mi scusi, Miss…-

-Contessa.- precisò lei -Contessa Valentina Allegra De La Fontaine per essere esatti. Ci siamo già visti ieri e capisco che eri troppo sconvolto dalle rivelazioni di tua madre per badare a me, anche se ammetto di esserne un po’ delusa.-

            Si avvicinò a lui fin quasi a sfiorarlo e lui sentiva distintamente il suo profumo, francese ovviamente.

-Contessa…- mormorò lui sforzandosi di mantenere il controllo.

-Chiamami Val.- sussurrò lei -Dopotutto sono una vecchia amica di tuo padre e rilassati. Non intendo attentare alla tua virtù… non ancora almeno.-

            Valentina rise divertita all’espressione sul volto del giovanotto poi passò una mano sul volto di lui e commentò:

-Hai un bel viso e non è rovinato da quella benda, proprio come con Nick anche se tu non gli somigli diversamente da Mike.-

-Mike?- chiese, perplesso, Marcus.

-L’altro figlio di tuo padre, non te ne hanno parlato?

-Non ci siamo detti molto delle nostre vite-

-Beh, dovreste farlo. Dovresti cercare di saperne di più sulla tua famiglia ora che sai di averne una.-

            Lui rimase silenzioso per qualche istante poi disse:

-Parlami di Mike.-

-Non c’è molto da dire.- replicò Val -Deve essere di poco più giovane di te ed è il ritratto sputato di suo padre. Nick l’ha avuto da una spia esteuropea e non sapeva della sua esistenza fino a pochi anni fa, quando la madre si rifece viva e cercò di mettere il figlio contro il padre in un contorto piano di vendetta che però le si ritorse contro.- [12]

-Dov’è adesso Mike?-

-E chi lo sa? L’Hydra lo ha rapito come voleva fare con te e l’ha sostituito con un clone che ha tentato di uccidere Nick. Lui spera che sia ancora vivo ma forse si illude. A volte le illusioni e le speranze sono l’unica cosa che ci resta.-

-Vi capitano spesso queste cose?-

-Più spesso di quanto ci piacerebbe, Nicky.-

-Mi chiamo Marcus.-

-Oh, cos’è un nome dopotutto? Io preferisco Nicky.-

            Lui sospirò poi chiese:

-Perché mi cercavi? Lui vuol vedermi?-

-Non sono il fattorino di Nick. Volevo solo avvertirti che sono la responsabile della sicurezza tua e di tua madre. Presto vi porteremo in un luogo sicuro e segreto.-

-Non se ne parla, io non scappo.-

-Sei davvero figlio di tuo padre.-

 

            Poligono di tiro dell’Eliveicolo, quasi contemporaneamente. Gabe Jones entrò nella stanza insonorizzata dove in quel momento c’era solo una donna, afroamericana come lui, che non dimostrava nemmeno cinquant’anni.

            Smise di sparare e guardò il punteggio.

-Niente male, Nia.- disse Gabe.

            Lei si voltò verso di lui, si tolse cuffie ed occhiali e replicò:

-Grazie, papà. A quanto pare, non ho perso la mano dopo tanti anni.-

-Per certe cose è come andare in bicicletta, non lo dimentichi mai.-

-Sono felice di essere qui con te, papà.-

-Anche io.-

Padre e figlia si abbracciarono e rimasero silenziosi per un po’ poi Gabe disse:

-Stiamo pensando a come ricollocarti.-

-Non se ne parla nemmeno, ho finito di scappare.- ribattè Nia Jones -Appena sarà possibile intendo tornare a casa mia e riprendere ad insegnare. Stavolta come Nia Jones. Non mi nasconderò più. Se l’Hydra vuole ancora uccidermi, che provi a prendermi.-

-Sei davvero una testona, lo sai?

-Ho preso dal migliore.- rispose lei sorridendo.

 

            Quartier Generale dello S.H.I.E.L.D., Turtle Bay, Manhattan, New York, pochi giorni dopo. La mia assistente esecutiva, che in un tempo meno politicamente corretto sarebbe stata definita segretaria, Karin Rossberg sbarrò gli occhi quando entrai.

-Colonnello Fury!- esclamò -Non mi aveva avvertito del suo arrivo.-

-Beh, Karin, questo è ancora il mio ufficio dopotutto.-

-Beh, sì, ma…-

            Comprendevo il suo stato d’animo: quello era effettivamente il mio ufficio ma ci passavo molto meno tempo che sull’Eliveicolo ed a completare l’opera ero perfino rasato ed in borghese.

            Karin rispondeva pienamente al classico stereotipo della svedese: aveva capelli corti color biondo cenere, carnagione chiara, occhi chiarissimi su cui portava degli occhiali rotondi che le conferivano un‘aura vagamente intellettuale ma al tempo stesso anche più sexy, gambe lunghissime ed affusolate. Era il sogno proibito di parecchi tra funzionari, impiegati ed agenti e da quanto avevo sentito dire, per qualcuno il sogno si era concretizzato. Non che mi interessassero i pettegolezzi, sia chiaro, ma ero pur sempre il capo là dentro ed era mio dovere essere informato.

            Per quanto mi riguardava, la vita sentimentale e sessuale degli agenti ed impiegati dello S.H.I.E.L.D. non era affar mio almeno finché non diventava un rischio per la sicurezza e finora non era stato il caso di Karin.

-Novità?- le chiesi.

-La squadra di Gonzales sta per rientrare da Edwards con i prigionieri. A parte la Dottoressa Simmons che ha chiesto di essere assegnata temporaneamente al team di ricerca sui reperti del pianeta Maveth...[13] ma questo lei già lo sapeva, giusto?-

            La mia sola risposta fu un sogghigno.

-Nient’altro di rilevante?-

-Nulla. L’Hydra sembra aver sospeso le operazioni e non ci sono notizie dell’A.I.M. o dell’organizzazione del Teschio Rosso.-

            Non mi piaceva, era la classica calma che precede la tempesta. Salutai ancora Karin ed entrai nel mio ufficio privato, mi assicurai che la porta fosse ben chiusa poi mi sedetti alla scrivania ed attivai uno speciale collegamento via computer. Un paio di secondi dopo il volto di Valentina Allegra De La Fontaine apparve sul monitor.

<<Buongiorno, Nick.>> mi salutò in tono apparentemente allegro <<Ti trovo in forma.>>

-Grazie, Val. Come vanno le cose da te?-

<<Finora tutto tranquillo. Non che la cosa mi dispiaccia, ma…>>

            Sapevo cosa intendeva ed era perfettamente d’accordo: c’era davvero troppa quiete, la tempesta doveva scoppiare prima o poi.

 

            Fort Bragg, North Carolina, circa mezz’ora più tardi. Per quanto avvezzi a parecchie esperienze, anche gli scafati soldati delle Operazioni Speciali rimasero sorpresi quando una Lamborghini Aventador volante planò nel bel mezzo della più popolosa installazione militare del Mondo e ne scese una bellissima donna che dava più l’impressione di essere una modella che un’agente dello S.H.I.E.L.D. come suggeriva la sua pur succinta uniforme.

            Un ufficiale si fece subito avanti dicendo:

-Benvenuta a Fort Bragg. Lei è la Contessa Valentina Allegra De La Fontaine, Vice Direttrice Esecutiva dello S.H.I.E.L.D., giusto? Io sono il Tenente Generale Curtis,-

-Lieta di conoscerla personalmente, Generale.- replicò Valentina -La ringrazio di avermi concesso il permesso di atterraggio con così poco preavviso.-

-Dovere. Noi delle Forze Armate Americane collaboriamo sempre volentieri con lo S.H.I.E.L.D. non come i Russi con cui ho sentito che avete avuto dei problemi.-[14]

-Ma ora sembrano risolti e siamo tornati ad operare anche in Russia.-

-Uhm, io non mi fiderei troppo dei Russi ma se a voi sta bene…-

-Se permette, Generale, io sono venuta sin qui per una ragione precisa.-

-Lo so, il Primo Sergente Johnson. Le confesso che il suo interesse per lui mi ha incuriosito. Volete arruolarlo? È uno dei miei migliori sottufficiali e mi spiacerebbe perderlo.-

-Non credo che dipenda da lei. Il Primo Sergente è un uomo adulto in grado di prendere le sue decisioni da solo.-

-Ma perché proprio lui?-

            Val fece un sorrisetto ammiccante e rispose:

-Segreto internazionale, Generale. Se glielo rivelassi, poi dovrei ucciderla.-

-Ah, la solita, vecchia battuta.-

-Chi ha detto che era una battuta?-

            Prima che il Generale potesse replicare, Val accelerò il passo e raggiunse un afroamericano che era uscito dal vicino Womack Medical Center e che indossava un maglione dolcevita nero ed un paio di pantaloni di pelle dello stesso colore. A tracolla portava un borsone da viaggio. Una vistosa benda nera gli copriva l’occhio sinistro.

-Ciao, Nicky.- lo salutò allegramente Val -Come va?-

-Uhm… ho ricevuto conferma che l’occhio sinistro è andato e mi hanno dato una lunga licenza di convalescenza.- rispose lui in tono cupo.

-Beh, nulla che già non sapessimo, purtroppo. Stai bene senza la divisa e perfino la benda ti dona. Ti dà un’aria piratesca che fa effetto sulle signore, puoi credermi.-

-Se lo dici tu…- ribattè l’altro.

-Nicky?- esclamò, perplesso, il Generale Curtis.

-Una specie di gioco tra me ed il Primo Sergente Johnson.- spiegò, in tono divertito, Val, poi prese sottobraccio Marcus Johnson e gli disse -Sono venuta a darti un passaggio fino a New York.-

-Cosa ti fa pensare che abbia bisogno di un passaggio… o che voglia andare a New York?-

-Uff… devi sempre fare lo scontroso?-

            Senza replicare, il giovanotto afroamericano mise il borsone nel portabagagli della Lamborghini di Val e con un balzo si accomodò sul sedie del passeggero. Con un sorriso Val si mise alla guida.

            Pochi istanti dopo l’auto si sollevò da terra e si diresse in direzione nord.

-Non mi abituerò mai a viaggiare così.- borbottò Marcus.

-Lo farai, vedrai, e prima di quanto pensi.-

-Quest’affare ci può portare sino a New York?-

-Questo gioiello ci può portare anche più oltre, se è per questo.-

-È stato lui a chiederti di venirmi a prendere?-

-Con “lui” intendi, tuo padre? No, è stata un’idea mia non appena ho saputo che tuo nonno aveva invitato te e tua madre ad una serata in famiglia.-

-Mio nonno. Devo abituarmi anche a questo.-

-Oh, il vecchio Gabe è uno in gamba, ma credo che tu te ne sia già accorto. In ogni caso, di solito queste riunioni familiari sono di una noia mortale. Se avessi voglia di filartela e passare il resto della sera in modo più divertente, chiamami.-

-Sei sempre così diretta?-

-Perché perdere tempo, quando sai cosa vuoi?-

            Improvvisamente Val si bloccò, il suo sguardo si fissò sullo specchietto retrovisore, poi, con tono mortalmente serio, disse:

-Abbiamo compagnia.-

            Istintivamente Marcus Johnson si girò e vide un missile teleguidato puntare su di loro.

 

            Quartier Generale dello S.H.I.E.L.D., Turtle Bay, Manhattan, New York, più o meno contemporaneamente. Si sarebbe potuto dire che Robert Gonzales avesse una sorta di ossessione per l’Hydra e non si sarebbe andati troppo lontano dal vero.

            La cosa era comprensibile visto che era per colpa dell’Hydra che era rimasto menomato alla gamba sinistra ed aveva dovuto rinunciare ad un ruolo attivo[15]. In ogni caso Gonzales aveva preso l’abitudine di controllare tutti i rapporti sull’Hydra a cui potesse accedere un funzionario del suo livello che era appena sotto quello di Direttore.

            In questo momento stava visionando tutti i rapporti relativi all’omicidio di Gabrielle Delatour e la susseguente morte del suo presunto assassino, Charles Dalton, per mano di Daniel Whitehall. Sembrava tutto a posto ma c’era un particolare che non tornava e per quanto si sforzasse, Gonzales non riusciva a metterlo a fuoco.

            Le sue riflessioni vennero interrotte dal ronzio dell’interfono e subito dopo nel monitor sulla sua scrivania apparve il volto di Karin Rossberg.

<<Mi scusi, Supervisore Gonzales…> esordì la giovane svedese <<… ma c’è un’emergenza: il Bus[16] che trasporta la sua squadra è stato attaccato dall’Hydra.[17] Il Direttore Fury sta partendo per l’Eliveicolo e vuol sapere se intende seguirlo.>>

            Gonzales ci riflettè meno di un secondo.

-Gli dica di aspettarmi, sto arrivando.- replicò alzandosi dalla scrivania.

            I misteri della morte di Dalton e Delatour potevano aspettare.

 

            Un luogo segreto. Daniel Whitehall guardò l’uomo davanti a lui ed il suo sguardo non prometteva nulla di buono.

-Ti ho affidato un compito facile, Agente Bravo, ma sono passati giorni ed ancora non l’hai portato a termine, devo, dunque, ricredermi sulle tue tanto vantate capacità?-

            Davanti a lui era seduto un uomo sui quarant’anni, elegantemente vestito, capelli nerissimi e corti, carnagione olivastri. Si faceva chiamare Sunil Bakshi, cittadino britannico di nascita ma appartenente ad una famiglia braminica originaria del Punjab indiano. Era tutto falso come la faccia che aveva in quel momento, frutto di una macchina dell’Hydra che realizzava una sorta di plastica facciale istantanea. Il suo vero nome era Richard Danforth ma preferiva essere chiamato Agente Bravo.

            Rivolse a Whitehall un sorriso sprezzante e replicò con studiata calma:

-Innanzitutto chiariamo una cosa, Whitehall: io non rispondo a te ma direttamente al Barone Strucker e godo della sua illimitata fiducia.-

-E mi chiedo perché.- fu il sarcastico commento di Whitehall.

            Bakshi o Bravo che dir si volesse, proseguì come se non lo avesse sentito:

-Laura Brown non è come la Baronessa Croft, facile da sedurre e sistemare senza problemi, è una donna in gamba, una combattente che darebbe del filo da torcere a parecchi avversari insieme. In più non è quasi mai da sola ma insieme a Juniper ed alla sua bizzarra squadra.-

-Juniper, già. Senza di lui nessuno avrebbe mai scoperto il complotto dei cloni finché non fosse stato troppo tardi. Se quando ti deciderai ad agire, lui si trovasse assieme alla Brown, potresti ucciderlo.-

-Se lo vuoi morto, affida il compito a qualcun altro. Io non sono un volgare assassino ma sono come il bravo cacciatore che segue la sua preda per tutto il tempo necessario e quando arriva il momento adatto, colpisce inesorabile.-

-Uhm, non sarà che provi ancora qualcosa per lei dopo tutti questi anni ed il tuo cuore tenero ti trattiene dall’agire? I romantici sono fuori luogo nell’Hydra.-

-Mai negato di essere un romantico ed anche uno sportivo. Avrai Laura Brown ma nei modi e nei tempi che deciderò io e se non ti sta bene, protesta con Wolfgang.-

            Bravo si alzò ed uscì dalla stanza lasciando Whitehall a masticare amaro.

 

            Sede della sezione Stati Uniti dello S.H.I.E.L.D. a Washington D.C., una ventina di minuti dopo. Da quando era entrata nello S.H.I.E.L.D. alcuni anni prima, forse troppi per aver voglia di ricordare quanti, Margaret Huff aveva visto le cose più strane, ma poche, nella sua personale classifica potevano battere la vista di un gorilla che indossava un completo firmato Giorgio Armani, camicia di Ermenegildo Zegna, cravatta di una università della Ivy League e scarpe ovviamente fatte su misura.

         Il gorilla portava in mano un mazzo di fiori nella zampa destra ed una volta di fronte a Huff disse:

-Permette, Lady Margaret, che la mia umile persona le offra questo modesto omaggio floreale?-

         Per nulla sorpresa dal fatto che il gorilla parlasse, Margaret replicò:

-Sir Kenneth, lei è un vero gentiluomo.-

         Qualche metro più indietro una donna dai capelli rossi alta più o meno un metro e ottanta e con muscoli da culturista fece una smorfia di disgusto e commentò:

-Quante smancerie. Sappiamo tutti a cosa punta Gorilla Man e sappiamo che non l’otterrà.-

-Mah non saprei, Katrina…- replicò una donna dai capelli neri tagliati a caschetto, la pelle bianchissima ed una specie di tatuaggio nero attorno all’occhio sinistro -… quell’ammasso peloso ha un certo fascino.-

-Tu non conti, ti accoppieresti perfino con…-

-…te?-

         Prima che Man-Killer perdesse la pazienza, cosa che non sarebbe stata difficile visto il suo temperamento, mi intromisi tra lei e Domino dicendo:

-Datevi una calmata, signore.-

-Oh, io sono calmissima, Jon caro.- ribattè Domino cercando di assumere un’espressione da angioletto. Non le riuscì molto bene.

-Non ti intromettere, Juniper.- mi apostrofò Man-Killer -Questa è una questione tra me e lei.-

         Cercai di fare la faccia più severa che potevo e ribattei:

-Devo ricordarti chi comanda in questa squadra?-

         Per un attimo lei mi guardò in cagnesco, poi si rilassò, sorrise e rispose:

-Non ce n’è bisogno. Lo so benissimo chi comanda: lei.-

         Guardò verso Laura Brown e le sorrise aggiungendo:

-E a lei obbedisco volentieri.-

         Il fascino misterioso delle bionde, pensai sconsolato mentre io e Laura raggiungevamo Gorilla Man e Margaret Huff.

-Buongiorno Maggie.- salutai quest’ultima -Bridge è in ufficio?-

Lei mi gratificò con un bel sorriso e rispose:

-Purtroppo no, Junior.  È andato ad un incontro sui superumani a Washington.[18] Fino al suo ritorno sono io a dirigere la baracca.-

-Non poteva essere in mani migliori.-

-Grazie, Junior.-

-Se permettete…- intervenne Laura con cipiglio severo- … ci sarebbero delle questioni urgenti da discutere, se voi due avete finito di tubare.-

-Veramente, noi non stavamo…- cominciai a dire ma lo sguardo di Laura mi zittì.

-In cosa posso esservi utile?- replicò Margaret, tornata professionale.

Prima che Laura potesse rispondere, dalla scrivania di Margaret arrivò un suono persistente.

-L’allarme generale!- esclamò lei.

         Sapevo che la quiete non poteva durare.

 

         North Carolina. Manovrando rapidamente la Contessa riuscì ad evitare il missile che finì contro un albero polverizzandolo assieme ad un altro po’ di flora e fauna locale.

-Ce la siamo cavata.- sospirò Marcus Johnson.

-Non del tutto. Guarda!-

            Un’intera squadra di agenti dell’Hydra muniti di jetpack era spuntata alle loro spalle.

-Se ti sei portato dietro una pistola, Nicky caro, è il momento di usarla!- gridò Valentina -Io sono piuttosto occupata al momento.-

            Marcus, ancora poco avvezzo al nome di Nick Fury Jr., estrasse una pistola dal giubbotto e sparò praticamente senza mirare colpendo due avversari.

-Complimenti.- gli disse Val -Te la cavi bene per avere un occhio solo.-

            Lui sparò ancora mentre Val gridava alla radio:

-Mayday, mayday. Agente in difficoltà, ripeto: agente in difficoltà!-

            Un agente dell’Hydra l’aveva raggiunta ma lei fu più veloce e gli sparò in testa.

-Così impari a cercare di uccidere una contessa.- mormorò soddisfatta.

            Nel frattempo il suo compagno si era alzato in piedi e si era gettato contro uno dei nemici. Dopo una breve colluttazione riuscì a strappargli il jetpack ed agganciarselo per poi volare in mezzo agli avversari.

-È proprio il figlio di Nick.- commentò Valentina.

 

Quartier Generale dello S.H.I.E.L.D., Turtle Bay, Manhattan, New York.  Dum Dum Dugan non era esattamente di buon umore. Dall’Eliveicolo avevano comunicato che l’assalto dell’Hydra al Bus che riportava a casa la squadra di Gonzales era fallito e che, mentre i componenti della squadra erano stati sbarcati sull’Eliveicolo assieme ai due agenti del F.B.S.A. Philip Coulson e Melinda May per un briefing, il Bus aveva proseguito verso New York con i prigionieri, un fastidio inevitabile a cui si aggiungeva quello di dover mandare una squadra a ripulire il casino dei due aerei Hydra abbattuti.

A complicare ancora di più le cose c’era la richiesta di aiuto della Contessa. Ovviamente Dum Dum aveva mandato immediatamente una squadra di soccorso. Non avrebbe mai permesso che accadesse qualcosa di male ad uno dei figli di Nick se avesse potuto evitarlo.

            La voce di Karin Rossberg attraverso l’interfono interruppe le sue riflessioni.

<<Mi scusi, Vice Direttore Dugan ma il Bus dall’Eliveicolo è in arrivo.>>

-Grazie, Miss Rossberg, vado subito ad unirmi al comitato di benvenuto agli ospiti di riguardo che porta.-

            Vale a dire, i quattro prigionieri compreso il famigerato Grant Ward. Dum Dum doveva ammettere che gli prudevano le mani all’idea di averlo davanti a sé.

            Proprio davanti alla sede dello S.H.I.E.L.D., composta da tre distinti ma comunicanti edifici che erano stati soprannominati Triskelion, c’era uno spiazzo adatto ad accogliere velivoli a decollo e atterraggio verticale. Era proprio lì che il Bus stava facendo le manovre di atterraggio quando apparve una piccola flotta di velivoli verdi con un’insegna inequivocabile.

-L’Hydra!- esclamò Dum Dum.

            Un attimo dopo scoppiò l’inferno.

 

            Sede della sezione Stati Uniti dello S.H.I.E.L.D. a Washington D.C., nello stesso momento. Passato un attimo di perplessità, chiesi a Margaret Huff cosa stesse succedendo:

-L’Hydra ha attaccato il QG di New York.- rispose lei.

         Io e Laura ci scambiammo uno sguardo d’intesa, poi io dissi:

-Svanitore, vieni qui.-

         Un uomo calvo e smilzo che indossava una tuta nera si avvicinò a noi con molta riluttanza e disse sospirando:

-Immagino di non poter dire di no anche se già so che è una follia.-

-Portaci alla sede di New York, subito.- gli ordinai -Sai cosa ti accadrà se ti rifiuti.-

-Lo so, lo so. Su datemi tutti la mano.-

         Nel frattempo Gorilla Man si era tolto i bei vestiti ed ora indossava una sahariana. Aveva quattro pistole alla cintura, un mitra a tracolla ed un pugnale tra i denti. Si aggiustò sulla fronte una bandana alla Rambo e porse la zampa.

Eravamo tutti collegati allo Svanitore. Lui si concentrò un attimo ed in meno di un secondo eravamo scomparsi.

 

         North Carolina. Valentina Allegra De La Fontane doveva ammettere di essere ammirata dal modo con cui Marcus Johnson, o Nick Fury Jr. che dir si volesse, affrontava gli agenti dell’Hydra.

            Val sapeva che i soldati del 75° Reggimento Ranger erano dei veri duri e Nicky, come lo chiamava lei, doveva essere uno dei più tosti tra loro. Si era adattato molto bene al Jetpack che aveva strappato ad uno dei nemici e, sia pure con qualche incertezza, volava in mezzo a loro colpendoli spietatamente.

Valentina, dal canto suo, si dava da fare.ma era consapevole che in due non avevano molte speranze contro tutti quegli avversari.

Improvvisamente sentì un rumore dall’alto ed un sorriso le illuminò il volto: i rinforzi erano arrivati, finalmente.

Lo scontro fu intenso ma breve. In pochi minuti gli agenti dell’Hydra erano morti o prigionieri. Val raggiunse Marcus che era appena atterrato.

-Davvero una bella mossa la tua, Nicky.- gli disse.

-Mi hanno addestrato ad affrontare ogni genere di emergenza con tutti i mezzi a disposizione.- replicò lui.

-E ti hanno addestrato bene, direi. A quanto pare, l’Hydra ci tiene davvero molto a prenderti.-

-Forse era te che volevano, sei un pezzo grosso dopotutto.-

-Non ci credi davvero.-

            Un agente avanzò verso di loro e si fermò davanti a Val dicendo:

-Vice Direttrice De La Fontaine… mi scuso di averci messo troppo.-

-L’importante è che siate arrivati in tempo. L’Hydra è tornata a farsi viva a quanto pare.-

-Più di quanto lei creda, Signora. Ho appena saputo che il Quartier Generale di New York è sotto attacco.-

-Ci porti subito lì.-

-Ma Signora…-

-Hai sentito cosa ha detto, soldato?- intervenne Marcus in tono deciso -Obbedisci al tuo superiore e portaci a New York.-

-Mi piaci quando sei così deciso, Nicky, ma non sei obbligato a seguirci: questa non è la tua guerra.- gli disse Val.

-Visto che l’Hydra mi vuole vivo o morto…- replicò lui -… direi proprio che lo è -

            Val sorrise.

 

         Quartier Generale dello S.H.I.E.L.D., Turtle Bay, Manhattan, New York. Ci materializzammo davanti ad uno dei Bus da cui qualcuno stava facendo scendere due uomini e due donne. Uno dei due uomini era poco più che un ragazzo ed era su una sedia a rotelle, forse aveva le gambe rotte, l’altro era immobilizzato come quel tizio di un film che avevo visto di recente su un serial killer cannibale; una ragazza dai capelli biondi era semplicemente ammanettata ma indossava anche uno di quei collari inibitori dei superpoteri, quindi doveva essere una superumana. L’ultima era una donna dai capelli neri e l’aria esotica anche lei in manette.

         Il posto era sotto assedio, bersagliato di colpi da navicelle dell’Hydra da cui stavano sciamando uomini armati muniti di jetpack. Insomma, era davvero una brutta situazione.

-Proteggete i prigionieri!- urlò Dum Dugan -Sono loro che vogliono!-

-Svanitore…- ordinò Laura Brown -… teleportali dentro!-

-Ma… ma come posso?-

-Obbedisci, Telly!- gli intimai -Ricordati che può succederti se non lo fai.-

         Telford Porter, ammesso che fosse davvero il suo nome mi rivolse un’occhiataccia. Sapeva di non avere scelta: se avesse provato a disobbedire o, peggio, a scappare, si sarebbe trovato nel migliore dei casi con un feroce attacco di nausea e nel peggiore senza la testa. Non mi piaceva minacciarlo in quel modo ma non c’era scelta.

         Mentre correva verso il ragazzo in sedia a rotelle, Laura impartì altri ordini:

-Domino, coprilo! Gorilla Man e Man-Killer, fate quello che sapete fare meglio!-

-Con piacere.- replicò, ghignando, Katrina spiccando un salto verso una delle navicelle dell’Hydra.

         Gorilla Man cacciò un urlo terrificante e balzò addosso agli agenti dell’Hydra appena atterrati. Provai un po’ di pietà per loro… giusto un po’.

         Lo Svanitore scomparve con il ragazzo. Domino sparava sempre a colpo sicuro ma le pallottole degli avversari la mancavano regolarmente, merito del suo potere di portarsi fortuna.

         Quanto al sottoscritto, il vostro affezionato Jonathan “Junior” Juniper”, diciamo che cercavo di restare vivo in mezzo alle pallottole che mi grandinavano attorno. La situazione era decisamente seria. Non era chiaro se e quanto avremmo potuto resistere ma una cosa era sicura: non avremmo mollato.

 

 

CONTINUA SU CAPITAN AMERICA #106

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Non molto da dire tutto sommato, quindi procediamo senza indugi:

1)    Innanzitutto, una piccola nota di continuity: le prime sette scene si svolgono prima di Capitan America #105 e Marvelit’’s Agents of S.H.I.E.L.D. #006 e le scene successive pressoché contemporaneamente alle storie in questione.

2)     Il Triskelion, nomignolo dato al Quartier Generale dello S.H.I.E.L.D., è in realtà un antico simbolo celtico formato da 3 spirali unite in un punto centrale, più generalmente tre spirali intrecciate o per estensione qualsiasi altro simbolo con tre protuberanze e una triplice simmetria. In Italiano si dice triscele.

Nel prossimo episodio: l’esplosivo finale del crossover che coinvolge anche Capitan America #106 e Marvelit’’s Agents of S.H.I.E.L.D. #007. Il destino dei figli di Nick Fury, lo scontro finale con l’Hydra. E molto di più per un episodio che non poteva che essere scritto insieme allo spettacolare (o era stupefacente? Di sicuro non era superiore -_^) Mickey..

            Noi ci saremo e voi?

 

 

Carlo



[1] Vezzeggiativo di Nikolai.

[2] Nello scorso episodio, ovviamente.

[3] Sluzhba Vneshney Razvedki,

[4] Capo di una rete di spie in un paese estero nella nomenclatura russa.

[5]Federal'naya Sluzhba Bezopasnosti., il servizio di sicurezza interna della Federazione Russa.

[6] Patria in Russo.

[7] Vedi Marvelit’s Agents of S.H.I.E.L.D. #5/6.

[8] Ovvero il Centro Medico Militare Nazionale Walter Reed, la più grande struttura ospedaliera interforze degli Stati Uniti sita a Bethesda, Maryland.

[9] Ovvero negli episodi 12/13.

[10] Una versione alquanto distorta di eventi accaduti su Capitan America #104.

[11] Direction Générale de la Sécurité Extérieure, il servizio di spionaggio all’estero francese.

[12] Nella Graphic Novel “Wolverine/ Nick Fury: Scorpio Connection” (prima edizione italiana Play Special #5).

[13] Vedi Marvelit’s Agents of S.H.I.E.L.D. #006.

[14] Per maggiori dettagli vedere la serie The Others.

[15] Come narrato sempre su Marvelit’s Agents of S.H.I.E.L.D. #006.

[16] Soprannome degli speciali jet in dotazione allo S.H.I.E.L.D.

[17] Sempre su Marvelit’s Agents of S.H.I.E.L.D. #6.

[18] Vedi Capitan America #105.